PSICOMOTRICITA': UN PERCORSO DI SCOPERTA ATTRAVERSO IL GIOCO

La psicomotricità non è attività motoria che è finalizzata alla performance o al controllo del movimento. 


La psicomotricità si basa sull’esperienza libera, in cui l’adulto osserva, ascolta e sostiene il bambino, valorizzando i suoi spunti e le sue richieste. In questo contesto, il bambino viene accompagnato nella scoperta di sé stesso e delle proprie risorse. Tutto ciò avviene attraverso il gioco che rappresenta lo strumento principale con cui il bambino può esprimere idee, emozioni e desideri. Ha la libertà di scegliere i materiali da utilizzare e come usarli, costruendo il proprio percorso in modo personale e creativo.

Ma come si sviluppa, concretamente, un incontro di psicomotricità?

Gli incontri durano circa un’ora e si suddividono in diverse fasi:

1. Ingresso
L’ingresso rappresenta l’inizio vero e proprio dell’incontro. I bambini trovano uno spazio dedicato dove possono sistemare i proprie cose, togliere le scarpe, cambiarsi e prepararsi all’attività.
La psicomotricista incoraggia l’autonomia, accompagnando verbalmente i bambini nei gesti e nei movimenti: è il primo momento relazionale dell'incontro. Questo tempo di transizione è importante anche perché introduce i bambini al valore dell’attesa e alla gestione del proprio tempo.

2. Rituale iniziale
La psicomotricista accoglie i bambini aprendo la porta della sala. Una volta dentro c'è un momento dedicato ad ogni singolo bambino per favorire il riconoscimento individuale e rafforzare il senso di appartenenza al gruppo.
Vengono poi introdotte le condizioni per fare i giochi e, infine, la psicomotricista descrive in modo oggettivo la sala e i materiali disponibili, offrendo così ai bambini la possibilità di orientarsi nello spazio e scegliere liberamente da dove iniziare il proprio gioco.

3. Parte centrale
La parte centrale dell’incontro è dedicata al gioco libero, che rappresenta il cuore dell’attività psicomotoria. In questo spazio privo di imposizioni, il bambino può esprimersi in modo autentico e spontaneo, esplorando emozioni, pensieri e desideri.
Lo spazio di gioco è suddiviso in due grandi aree:

Spazio senso-motorio
Lo spazio "morbido". In quest’area il bambino vive il piacere dell’impatto e della stimolazione corporea. Attraverso l’esperienza senso-motoria, il bambino ha l’opportunità di esprimere la propria corporeità, mantenendo un legame costante tra dimensione fisica e psicologica. Questa forma di gioco gli consente di sviluppare autonomia e consapevolezza corporea attraverso esperienze come l’equilibrio, il disequilibrio, le cadute e gli impatti.

Spazio simbolico
Qui il bambino può proiettare emozioni e vissuti sugli oggetti, trasformandoli nel gioco. È lo spazio dove costruisce, inventa, butta giù e crea, usando materiali più piccoli come pupazzi, teli, cubi, stoffe, ecc.
In questo contesto, può esplorare sia emozioni positive che negative, manipolarle e gradualmente integrarle, dando forma simbolica alla propria esperienza.

4. Rappresentazione
Questa fase ha l’obiettivo di rallentare, sia fisicamente che emotivamente. Ai bambini vengono proposte due attività tra cui scegliere: il disegno o le costruzioni in legno.
Il disegno è un’attività bidimensionale, familiare e rassicurante: rappresenta un “posto sicuro” in cui il bambino può raccontare il proprio vissuto attraverso forme e colori.
Le costruzioni, composte da elementi in legno di diverse forme e dimensioni, stimolano la logica, la progettualità e la relazione con lo spazio. Offrono una continuità con il gioco simbolico e favoriscono l’elaborazione dell’esperienza.

5. Rituale finale
L’incontro si conclude con la lettura di una storia, momento di calma e concentrazione, che accompagna i bambini verso la fine dell’attività.
La narrazione facilita la rielaborazione dell’esperienza vissuta e aiuta i bambini a prepararsi emotivamente alla conclusione. Si chiude infine con i saluti e l’uscita dalla sala, rispettando i tempi individuali di ciascun bambino.

La psicomotricità è un percorso di crescita che, attraverso il gioco e la relazione, accompagna il bambino nello sviluppo della propria identità, nel rispetto dei suoi tempi e bisogni. Non si tratta di "insegnare a fare", ma di creare le condizioni perché il bambino possa scoprire, esprimere e costruire sé stesso in un contesto sicuro e accogliente.
 

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